Il regista, candidato a ben 15 premi con il film “Parthenope”, è uscito a mani vuote. In mattinata non si era presentato all’incontro con Mattarella e, la sera, ha disertato la cerimonia a Cinecittà

C’è un problema fra Paolo Sorrentino e il cinema italiano? Beh, diciamo che ieri, giornata dei David, c’è stato. Il regista di Parthenope non si è recato in mattinata all’incontro al Quirinale con il presidente Mattarella, perdendosi lo strepitoso discorso di Geppi Cucciari; e la sera ha disertato la cerimonia a Cinecittà. Quando hanno inquadrato la cinquina di registi candidati – assieme a lui Andrea Segre, Maura Delpero, Francesca Comencini e Valeria Golino – gli altri erano lì, per lui c’era una fotografia.

Parthenope aveva 15 candidature e non ha vinto nulla. Berlinguer – La grande ambizione ne aveva altrettante e ha almeno avuto la soddisfazione di veder premiati l’attore Elio Germano e il montatore Jacopo Quadri. Fin troppo facile la battuta su chi entra Papa in Conclave ed esce cardinale. In realtà, al Conclave Sorrentino non è proprio voluto andare.

Sapeva di non aver vinto? Da votanti del David, possiamo assicurarvi di no: il meccanismo del voto è tale che solo nel pomeriggio del giorno fatale, dopo l’incontro in Quirinale, la presidente Piera Detassis e pochissime altre persone vengono informate dei risultati. Certo, il mondo del cinema è piccolo, la gente mormora: chi è addentro alle cose, come suol dirsi, “annusa”. E ieri non era difficilissimo annusare. Tre donne registe in cinquina – una bellissima novità – facevano pensare a un’edizione tutta al femminile, e così è stato.

I due veri grandi vincitori sono Vermiglio e Gloria!, della giovane e simpaticissima Margherita Vicario. Ma la cosa da annusare era un’altra. Vermiglio è il film che Rai Cinema ha deciso di “spingere” nel 2024 (sia chiaro: sono scelte, strategie produttive e promozionali, tutto legittimo). Prima Venezia: in concorso, e premiato. Poi la candidatura all’Oscar, purtroppo senza entrare in cinquina (ma era molto, molto difficile): e qui il principale “avversario” era proprio Parthenope, che a livello di festival aveva invece scelto di partecipare a Cannes 2024 e che non è stato scelto dall’apposita commissione che indica il film italiano candidato all’Oscar. Le candidature al Golden Globe e all’EFA, l’Oscar europeo. E ora i David. Anche Berlinguer è un film co-prodotto da Rai Cinema, ma i produttori principali sono la Vivo Film e la Jole Film ed era evidente che il cavallo su cui puntare era un altro. E Parthenope con la Rai non c’entra nulla.

Sorrentino ha diversi validi motivi per consolarsi. Il suo Napoli sta per rivincere lo scudetto (non è ancora matematico, lo immaginiamo mentre fa gli scongiuri). Il nuovo film, La grazia, ha finito le riprese: anche qui la Rai non c’entra, sarà distribuito in Italia da Piper Film e nel mondo da Mubi. Ma soprattutto Parthenope ha incassato in Italia 7 milioni e mezzo di euro, il maggior successo commerciale nella carriera del regista (La grande bellezza si era fermato a circa 200.000 euro in meno). E comunque, oltre agli “zero tituli” di Parthenope, la cosa che non ci è piaciuta di questi David sono gli altrettanti “zero tituli” a Il tempo che ci vuole di Francesca Comencini e a Campo di battaglia di Gianni Amelio. Erano i due migliori film italiani presenti a Venezia l’anno scorso ma sono stati snobbati. E non è giusto. Ma i premi, tutti i premi – che pure fanno parte dell’industria del cinema – sono spesso ingiusti.

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